venerdì 3 giugno 2016

Incontro Europeo dei cappellani


A Strasburgo, Francia,  dal 30 Maggio al 01 Giugno 2016 si è svolto l’incontro europeo dei cappellani delle carceri. L’incontro è stato organizzato dalla Commissione Caritas in Veritate insieme alla Missione Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa e Commissione Internazionale della Pastorale Cattolica nelle Prigioni (ICCPPC). Il tema dell’incontro è stato: Radicalizzazione nelle carceri: una prospettiva pastorale. Per la Conferenza Episcopale di Turchia hanno participato, Sr Miriam Ada  Oyarzo e Fra Eleuthere Makuta.

Per promuovere il rispetto della dignità umana e della libertà religiosa dei detenuti: questa l’indicazione primaria emersa al termine dell’incontro europeo dei cappellani penitenziari, terminato ieri a Strasburgo, presso la sede del Consiglio d’Europa. All’evento, sul tema “Radicalizzazione nelle carceri: una visione pastorale”, hanno preso parte circa 60 partecipanti, tra cui cappellani cattolici incaricati della Pastorale nelle carceri, cappellani di Chiese ortodosse e protestanti, un gruppo di musulmani coinvolti nella stessa attività , nonché rappresentanti del Consiglio d’Europa e di altri organismi internazionali.

Carcere non deve negare dignità inalienabile dell’uomo
Al termine dei lavori, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) e la Commissione internazionale della Pastorale cattolica nelle carceri (Iccpc) hanno diffuso una dichiarazione in cui si sottolinea che: “Le condizioni a volte dure in cui versano le persone in carcere, non negano il fatto che la persona sia creata a immagine di Dio, la sua inalienabile dignità e i suoi diritti”. Inoltre, di fronte alla sfida posta dalla crescita dell'estremismo violento e dal fenomeno della radicalizzazione, i firmatari si appellano alle "Linee Guida per i servizi carcerari e di libertà vigilata in materia di radicalizzazione ed estremismo violento" approvate dal Consiglio d'Europa. In tale documento viene ribadita, tra l’altro, la necessità di rispettare il principio della libertà di espressione e di religione nei penitenziari.

Rispetto libertà religiosa è fattore decisivo contro estremismo violento
“Il rispetto del diritto alla libertà religiosa – evidenziano Ccee e Iccpc - non solo è compatibile con le condizioni di vita in carcere, ma rappresenta anche un fattore decisivo nella lotta contro l'estremismo violento”. Per questo, il cappellano carcerario rappresenta “un fattore positivo nel promuovere il benessere all'interno dell'ambiente carcerario”, perché esso può cooperare nel promuovere “il rispetto per la dignità umana dei prigionieri e nel costruire un ambiente caratterizzato dalla fiducia reciproca”. In tal modo, i cappellani penitenziari “possono essere un valido strumento per educare al rispetto per le persone di altre fedi. Un'autentica spiritualità porta sempre alla pace e al rispetto dell'altro”.
6 novembre, Giubileo carcerati: detenuti al centro della vita della Chiesa
In quest’ottica, viene riaffermato l’impegno dei cappellani stessi ad essere “al servizio del benessere spirituale di coloro che si trovano in carcere ed a promuovere uno spirito di pace, tolleranza e comprensione reciproca tra persone appartenenti a confessioni religiose diverse o a nessuna confessione”.  Naturalmente, in tale ambito si ricorda la necessaria collaborazione “tra le autorità pubbliche e le confessioni religiose”. Infine, guardando al Giubileo dei carcerati che si celebrerà a Roma il 6 novembre prossimo, si ricorda che tale evento sarà “un'occasione speciale per sottolineare che i nostri fratelli e sorelle in stato di detenzione sono al centro della vita della Chiesa”.



http://www.ccee.eu/it/calendar-2016/2016-european-meeting-of-prison-chaplains 

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